Danceability

La Danceability è una tecnica di danza e di improvvisazione studiata appositamente per permettere a persone con differenti provenienze e abilità di incontrarsi per ricercare e creare insieme.
Nel percorso di studio l'accento è posto sull’espressione artistica, sulla comunicazione, sulla relazione e sull’approfondimento della consapevolezza di se stessi, sviluppando un processo di scambio e sostegno all’interno del gruppo.
Questa tecnica è nata e si è sviluppata negli Stati Uniti grazie al danzatore e coreografo Alito Alessi, direttore della Joint Forces Dance Company (USA).

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La pratica della Danceability promuove:
· uno scambio tra le diverse provenienze artistiche, culturali e di abilità dei partecipanti, in modo che le differenze costituiscano una ricchezza e non un limite;
· la scoperta e il risveglio di tutte le parti del corpo, un più profondo contatto con se stessi;
· la possibilità di relazionarsi ad altre persone con rispetto e fiducia, grazie alla comunicazione spontanea che avviene attraverso il contatto;
· l'aumento e il rafforzamento della fiducia negli altri e in se stessi, attraverso l'esplorazione di nuove ed inusuali possibilità di movimento.

 

DESTINATARI
Gli incontri sono aperti a tutti, persone abili e disabili con qualunque tipo di invalidità fisica o sensoriale e disabilità psichica non grave. Sono invitati a pertecipare danzatori, attori, insegnanti, operatori sociali, operatori sanitari, insegnanti di sostegno, operatori del settore.
Non è richiesta alcuna conoscenza artistica specifica.

AMBITI DI INTERVENTO

1) Le lezioni
SpazioLyria propone incontri settimanali di danceability,
tutti i martedì dalle ore 17.30 alle 19.30 presso la palestra dell'Istituto "ITIS B. Castelli" di via A. Cantore 9 a Brescia (v. sezione "SpazioLyria" del sito). Insegnante: Laura Banfi; Assistente: Sonia Ognissanti

Info e iscrizioni: SpazioLyria, via Tosoni 19 (Brescia) tel: 030 3702422 - mail: info@compagnialyria.it

2) Gli spettacoli
La frequenza alle lezioni di danceability offre l'opportunità, a chi lo desidera, di prendere parte a lezioni dimostrative aperte al pubblico e a percorsi creativi volti alla produzione di spettacoli. Nel corso di uno dei percorsi di ricerca artistica sulla danceability proposti da SpazioLyria è nato Incontro, una delle più recenti creazioni coreografiche di Giulia Gussago.

Dal 2005 ad oggi gli allievi di danceability di SpazioLyria hanno partecipato a diversi eventi e manifestazioni pubbliche, tra cui:


La Danceability utilizza i principi base della Contact Improvisation

La Contact Improvisation si fonda sulla ricerca di una comunicazione spontanea attraverso il contatto, l’ascolto, la fluidità ed il trasferimento del peso.
La danza si sviluppa attraverso un dialogo fisico in cui tutti i sensi sono coinvolti. Muoversi mantenendo il contatto fisico con l'altro, cercando di trovare per ogni azione i passaggi più semplici e fluidi, potenzia la capacità di relazione e la percezione sensoriale.
Si stimola così l'apertura ad un processo di apprendimento e di osservazione di se stessi nella costante trasformazione della danza, imparando a conoscere i propri modi abituali di articolare il movimento e cercandone di nuovi.
La Contact Improvisation è una tecnica che, attraverso la libertà dell’azione, mira allo sviluppo della creatività e della comunicazione.
L’improvvisazione è la strada attraverso cui si sviluppa questa danza: non esiste una sequenza fissata, una coreografia vera e propria, ma ognuno realizza movimenti ogni volta diversi, da solo o, più spesso, insieme alle altre persone, attraverso una serie di soluzioni concatenate tra loro in modo spontaneo e libero.
La musica viene utilizzata come impulso ulteriore al movimento. L’utilizzo di generi musicali completamente differenti permette un’ulteriore diversificazione e ampliamento dell’esplorazione. Vi sono fasi del lavoro in cui non viene utilizzata una fonte musicale esterna, per dare spazio all’ascolto del silenzio e dei suoni prodotti dal corpo stesso.

 

Hanno collaborato con SpazioLyria nella pratica della Danceability:


Testimonianze
di alcuni partecipanti al seminario di Danceability
tenutosi a SpazioLyria nel luglio 2005 nell’ambito della rassegna DanzalParco:

 Giovanna, 32 anni, impiegata, esiti di spina bifida, paraplegia bilaterale
 “Scoprire la Danceability è stata una rivelazione, un dono, una speranza, una liberazione.
Mi piace pensare alla mia pratica di Danceability come alla mia condizione anfibia: non potendo respirare con i polmoni (ovvero muovermi), sto imparando a respirare con la pelle, con tutto il corpo, con la mente. E talvolta con pelle, corpo e mente di altri danzatori. Ed è un confronto, una sfida, una scoperta continua dei propri limiti e di quelli altrui, e di quanto questi limiti siano in realtà effimeri e fluidi. Relativi.
Essendo disabile mi sono troppo spesso sentita definire immobile, statica, ferma. Ebbene la realtà è tutt'altro: ogni corpo ha la possibilità di esprimersi, in qualunque condizione si trovi, perchè ogni corpo è una storia che chiede di essere raccontata e ascoltata. Fare Danceability è avere la voglia e il coraggio di raccontare la propria storia, il proprio punto di vista, e ascoltare le infinite storie raccontate dagli altri. E' scoprire quanto possiamo cambiare queste storie, quanto le influenziamo, le facciamo nostre, le reinterpretiamo, le apprendiamo. Quanto possiamo chiedere a noi stessi, ma soprattutto dare. E' pura gioia. E un bel po' di sana fatica!!”

Luisa, 31 anni, ingegnere, abile
“Ero molto indecisa se partecipare al seminario, perché il confronto con la diversità e la novità nelle altre persone mi dà sempre un po’ di timore. E’ bastato però il primo lavoro svolto a coppie, facilitato dal linguaggio immediato della danza, per distruggere le mie barriere mentali e farmi dimenticare le differenze più superficiali, quelle a cui ci si ferma di solito, per scoprirne altre, più profonde, da valorizzare. Da allora i due giorni sono stati un crescendo di emozioni e scoperte.
Il gruppo era stupendo, tutti avevano voglia di mettersi in gioco, e non esisteva paura, vergogna, giudizio.”

Aldo, 31 anni, educatore professionale, abile
“Di quei giorni mi restano molti bei ricordi: l'estremo rispetto, l'incontro fragile e delicato fra persone diverse, la paura della diversità che mi ha aiutato a riconoscermi diverso, ribaltando le mie impressioni, i miei stessi punti di vista, l'handicap che diventa risorsa, potenzialità, qualità di movimento nuova, insolita, speciale ed affascinante. Il giocare, il giocarsi, il mettersi in gioco non sapendo cosa sarà, la bellezza del rischio dell'incontro con l'altro che mi ha lasciato sorpreso, arricchito, incuriosito. Un insieme di paure di rischiare che si sono trasformate in curiosità, in desiderio, cauto ma deciso, di sperimentare di scoprire di provare e vedere cosa c'è "al di là del solito".
Un grazie speciale a chi ha reso possibile questo evento.”

Sonia, 22 anni, studentessa universitaria, paraplegica ( spina bifida )
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi.....
Muore lentamente chi evita una passione...
                                                                (Chi muore, Pablo Neruda)
 
Le frasi supposte sono state tratte dalla mia poesia preferita, che ho voluto inserire in questo contesto perchè credo che aderendo al seminario di Danceability ho avuto la possibilità di vivere davvero, lontana dalla routine e dal continuo movimento che il vivere quotidiano impone.
Grazie a ciò che ho vissuto in questi due giorni, ho potuto rivivere la libertà che da piccola potevo provare ogni volta che ballavo sul pavimento di casa mia o "gattonavo".
Le sensazioni sono state moltissime e sarà difficile, anzi impossibile esprimerle a parole, ma danzare mi ha dato la possibilità di sentirmi in possesso di tutto il mio corpo, comprese le gambe che hanno contribuito a dare una visione particolare a certi movimenti e a farmi sentire in certi momenti anche sensuale.
Sperando di danzare al più presto in contatto con tutti voi e mi auguro con tanta gente nuova, vi ringrazio di aver avuto l'idea del seminario e di aver anche solo ipotizzato che le persone disabili sono anche, e soprattutto ragazze/i che vogliono far vivere il loro corpo, il loro cuore e la loro mente.”

Luca, 17 anni, disabile
“Questa tecnica di conoscenza del corpo tramite il movimento in Italia è ancora poco conosciuta e sono estremamente felice di aver fatto questa esperienza.  Mi piacerebbe continuare a studiare e approfondire la Danceability, poichè offre una più intima conoscenza del proprio corpo, al di là di quella che normalmente si ha nel quotidiano.”
     
Veronica, 17 anni, studentessa di scienze sociali, disabile (diplegia)
“Non conoscevo e non avevo mai praticato Danceability: mi è piaciuta l'idea e mi sono buttata. Mentre ballavo avevo la sensazione di sparire e che il mio corpo avesse una sintonia tutta sua con quello dell’altra persona: una sensazione unica, commuovente e irripetibile. Grazie.”

Claudia, 26 anni, danzatrice
“La domanda da porsi è: noi esseri umani, in quanto dotati di volontà, siamo in grado di fare ciò che più ci aggrada e che desideriamo superando i nostri limiti fisici e mentali? Credo di sì. Grazie al seminario di danceability appena vissuto vengono alla luce esempi eclatanti in merito.
Quando chi non ha gambe prova il desiderio di usarle e con la volontà e la gioia riesce in quest'intento, beh, quando succede questo, noi "abili" siamo spronati e incoraggiati a vivere la nostra vita sfruttando felicemente tutte le possibilità e gli strumenti di cui disponiamo. O almeno in me è scaturito questo.
Io ho tutto, ma a volte lo dimentico. Ho gambe e piedi, braccia e mani, e una testa e un corpo che mi permettono di camminare, correre, saltare, giocare, pensare, mangiare, abbracciare... e sfruttare un'ampissima gamma di possibilità. Devo mettere solo la volontà e la gioia di fare, due mezzi che ho visto profusamente impiegare dalle persone disabili partecipanti al seminario. Proprio loro che hanno apparentemente poche possibilità, hanno fatto tutto (e di più) con una gioia e una serenità veramente invidiabili.
E questo spiega la familiare e solidale atmosfera che si è immediatamente creata nel gruppo. Non si percepiva alcuna differenza fra noi, eravamo lì tutti con lo stesso obiettivo: danzare, e ognuno lo ha fatto mettendo a disposizione ciò che aveva. C'è stato un forte scambio in quei due giorni di lavoro. Ho donato le mie gambe e le mie possibilità a chi lo desiderava e in cambio ho ricevuto un sorriso, un apprezzamento, una mano tesa. E' stato uno dei più grandi ed emozionanti insegnamenti che abbia mai ricevuto.”

Filippo, 42 anni, insegnante di teatro in centri per disabili e nelle scuole.
”Fisicamente sto bene e problemi d'autonomia nel movimento non ne ho.
E visto che è sull'anima che intendo lavorare, la Danceability è certamente una bella possibilità, come il teatro d'altronde, per cominciare a rendersi conto che siamo fatti d' energia e che è questa che passiamo, sentiamo, gustiamo, con colori e toni diversi, nel gioco danzato che avete proposto. D'altronde è tempo d'aprirci il più possibile, perchè chissà quant'è il tempo… e la Danceability va in questa direzione. Grazie a tutti di cuore.”

Alessandra, 33 anni, danzatrice
“Un’ esperienza totale.
Il corpo non pesa più.
Senza fatica, pronti il cuore e i muscoli. La mente è leggera. Non incertezze, timori.
Sali e poi scivoli, sì, come da piccoli il gioco dello scivolo!
E’ bello comunicare. Grazie!”

Fernanda, 47 anni, educatrice, abile
“Danceability: mi dico: “Perchè no? Proviamo!” Oramai mi conosco, so che avrò di fronte molte paure, ma è più forte la voglia di sperimentare cose nuove anche se costano fatica. Questa volta nel gruppo ci sono anche persone disabili. Nel mio passato professionale e personale ho condiviso molte situazioni con adolescenti e adulti disabili, ne conservo gelosamente il ricordo, le tracce. Non voglio scrivere cosa ho sperimentato di diverso in questo gruppo. Credo che il raccontare cos’è per me la danza, possa dare l’idea di come una persona convive con le proprie disabilità (senza bisogno di accentuare quelle degli altri) ….superato l’impatto di entrare in un gruppo ed essermi fatta una prima impressione dei suoi componenti, parto alla ricerca di… se posso chiudo gli occhi, ascolto le indicazioni e vado alla ricerca di cose nuove. Danzare è ascoltare il mio corpo che si muove nello spazio, che cerca un dialogo. E’ scoprire quanta rigidità mi appartiene, quanto sia difficile staccare la mente che ti costringe in quello che oramai credi di essere. E’ fare i conti con le proprie difficoltà. E’ dare armonia a un corpo che sa poco o nulla di tale dimensione. E’ un corpo che per anni ha affrontato ed è sopravvissuto a molte cose ma che, nonostante tutto, si spinge a cercare l’altro perché convinto di avere molto da dire, imparare, scoprire. La mia idea di armonia non prevede “la perfetta esecuzione di…, l’esatto coordinamento di gesti con altri”, è armonia il mio gesto impacciato che incontra la fluidità di altri, è l’intenzione di compiere un movimento perchè in esso lascio scorrere un’emozione. E’ una successione di contatti, a volte veri e propri contrasti. E’ restare meravigliati, affascinati perché esiste altro…”

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