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Sguardi Attraverso | Testimonianza di un ex detenuto

Storia di Ander*

Il viaggio di Ander | Ho imparato tante cose ed insegnato qualcosina

Entrare nel mondo di Compagnia Lyria

La prima volta, non parlavo come sto parlando adesso, non perché non parlavo l’italiano. Adesso lo parlo meglio di prima ma a quel tempo avevo sempre paura di sbagliare; magari pensavo:” dico qualcosa che non va bene o magari qualcuno mi dice qualcosa…”. Non avevo mai fatto incontri di questo tipo, all’aperto, con tanta gente e avevo sempre paura di parlare “Cosa dirò? cosa sarà?”, pensavo tra me e me.

All’inizio pensavo di non sapere fare quello che ho fatto fino ad oggi, avevo anche paura di danzare. Non è che non avevo mai danzato nella mia vita, qua, in India ai matrimoni, a scuola: una o due volte avevo fatto degli spettacoli ma niente di che. Secondo me non sapevo danzare, adesso però mi riesce e quello che faccio uscire arriva alla gente, che tra l’altro mi dice che sono bravo. Certo all’inizio avevo paura; mi sentivo spaventato, sia per il ballo che per qualsiasi altra cosa. Hai presente un cucciolo, quando lo lasci la prima volta fuori casa?

Decidere di rimanere

Il primo anno in cui ho partecipato al progetto è stato nel 2014, il secondo nel 2015, il 2016 è stato quello dello spettacolo al Sociale, il 2017 l’ho saltato e il 2018 è stato il mio ultimo anno. Quattro edizioni ho fatto; insieme ne abbiamo fatte diverse. Ero arrivato nel 2013 a Verziano, avevo visto lo spettacolo, poi come ho detto sempre, a dire la verità ero venuto lì per una ragazza, ma quell’anno lei non ha partecipato. Dopo che ero arrivato là mi è piaciuto e sono rimasto dentro. Nonostante non fosse quello che mi aspettassi alla fine è andata bene, ci ho provato, prima un giorno, poi due… come diceva sempre Giulia: “Venite una volta, due volte poi ci pensate su” e così mi sono fidato. Quando stai là, sei vicino a tanta gente che senti diversa da te, hanno diverse opinioni, c’è da imparare e ti senti come per dire, sei dentro e non ti senti dentro. Nel gruppo ti senti libero, ti senti di stare in famiglia, non hai tanti pensieri strani, niente di altro, stai lì e vuoi stare lì.  Intendiamoci, quando dico di sentirmi come in famiglia non è come quando mi sento nella mia famiglia, perché nella mia non mi sento tanto a mio agio. Mi sento a mio agio quando sono fuori, tipo conosco gente nuova e sento che mi vogliono bene, che mi trattano come loro figlio, come loro piccolo fratello. É questo di cui parlo quando dico che mi sono sentito in famiglia nel gruppo. L’anno migliore per me è stato quando abbiamo fatto lo spettacolo al Sociale e il primo anno, non perché eravamo in teatro, ma perché c’era armonia nel gruppo.

Conoscere la danza

Non riesco a trovare parole esatte per descrivere una cosa così bella come la danza, capisci? Danzare è una liberazione, mi sentivo libero, era anche un modo per sfogarmi.

Mi sono trovato sempre bene non solo quando danzavamo, ma anche quando stavamo insieme in cerchio a parlare, anche se non parlavamo tanto delle nostre difficoltà, ci si sentiva bene lo stesso. Capitava che voi ci raccontaste qualcosa di quello che succedeva fuori.

Come ti ho detto, all’inizio non riuscivo a parlare e di danzare non pensavo proprio. Era ancora peggio, ma alla fine mi sono reso conto che danzare è uscito ancora di più che parlare, perché ho visto che danzando riesco a sfogarmi e mi esprimo meglio. Non è importante sapere se durante la performance gli altri riescono a comprendere tutto, magari solo alcuni riescono a coglierne il senso. Quando danzi tu fai un gesto e l’altra persona può capire chiaramente l’intenzione del tuo movimento, quello che stai esprimendo realmente, oppure può capire e prenderne un frammento o qualsiasi altra cosa. Così di un gesto fai mille parole: ad esempio fai un gesto e dici a dieci persone di scrivere cosa hanno visto, quello che avrai sicuramente sono risposte diverse, magari due coincidono ma le altre no.

Scrivere

Quando Giulia ci dava le consegne, perché oltre alla danza utilizzavamo anche altri strumenti, come la scrittura, mi ricordo che aiutavo gli altri a scrivere. Anche a me è successo così, prima ho imparato dagli altri a scrivere, poi da solo, e poi ho ricambiato l’aiuto con chi non riusciva a farlo. Immagino che anche gli altri lo avranno fatto. Mi piace pensare che quelli che hanno imparato da me adesso stanno scrivendo per gli altri.

Lo spettacolo – operazione artistica

I primi anni iniziavamo il progetto a settembre. Durante i primi mesi fino alla fine di dicembre, i laboratori non seguivano una traccia precisa, esploravamo varie possibilità attraverso il movimento. Fino a quel momento non avevamo nella testa lo spettacolo, o come dici te, operazione artistica. Quando rientravate dalle ferie di Natale tutto cambiava; si lavorava di più e c’erano un po’ delle restrizioni da parte di Giulia. Prima ci faceva fare tutto quello che volevamo, poi si pianificava tutto: si faceva una cosa, poi un’altra e così costruivamo lo spettacolo. Lì si capiva che stavamo andando verso la costruzione di una forma, come quando sei sopra la cascata e capisci che stai arrivando all’orlo e che da quel momento puoi scivolare giù…ecco quella sensazione lì.

Giulia ci teneva all’oscuro di quello che avremmo fatto fino l’ultimo giorno, non sapevamo cosa avremmo dovuto fare di preciso, nel senso che avevamo imparato cose diverse; una piccola cassetta degli attrezzi da avere sempre a disposizione e che poi, in base a dei segnali, facevamo venire fuori. Si faceva improvvisazione!

Quella è una delle cose che mi piaceva di più. Mi ricordo anche l’anno che avevamo fatto lo spettacolo al Sociale, c’era chi improvvisava, tipo Barbara e forse anche Alice e Giulia, io non l’ho mai detto ma avrei voluto farlo anche io, ma non ero riuscito a dirlo, non mi sentivo tanto capace alla fine. Avevo sempre paura che Giulia mi dicesse “tu non lo puoi fare”, però sapevo che dall’altra parte lei si fidava e ha sempre creduto tanto in me e mi avrebbe detto di sì. Alla fine non sono riuscito a dirlo e la cosa è rimasta là. Mi viene un’immagine, come quando sei bimbo e dici che vuoi fare il pilota e lì per lì vuoi subito un aereo, ecco la vedevo un po’ così. Da un lato non mi sentivo pronto e dall’altro avrei voluto provarci, ma, in quel momento la mia paura non mi ha fatto chiedere a Giulia di ballare come facevano Alice e Barbara.  Non ho mai parlato di questo con nessuno.

Ballare davanti a chi conosci

La prima volta che abbiamo fatto lo spettacolo era come se fosse la prima volta che danzavo e tremavo. Stare davanti alle persone, soprattutto quando sei lì dentro e conosci tutti gli altri e loro conoscono te, hai più paura. Pensi: “cosa diranno”? Questo è il mio pensiero nella testa, se non conosco chi ho davanti provo paura. In quell’occasione non mi sentivo a mio agio, ma come ci aveva insegnato Giulia, a provare a spostare lo sguardo un po’ sopra alle persone, come se lo sguardo passasse oltre, questo mi ha aiutato. Ho applicato quella tecnica e ci sono riuscito. Tra l’altro, se non sbaglio, il primo anno mi avevano messo proprio davanti, proprio difronte, con il mio gruppo al centro. Dopo la prima volta, ho imparato e non mi è più interessato a cosa potessero pensare gli altri e la paura mi è passata.

Salto, salti, salti mancati

Ricordo alla fine l’ultimo anno: mi è stato chiesto di vedere ancora i miei salti e io avevo fatto partire la canzone e avevo ballato da solo. In quel momento ho sentito che avrei potuto recuperare quel momento che avevo mancato. Va bene, magari è questo il momento che mi sono perso quell’anno al Sociale. Avevo una canzone che mi piaceva tanto, ho detto a Giulia di farmela partire, tra l’altro lei mi aveva chiesto se avessi voluto proprio quella. Siccome mi ricordavo a memoria quella canzone e mi sentivo sicuro, è bastato solo qualche secondo nella testa per pianificare quello che avrei fatto e mi sono lanciato. La canzone mi ha dato una mano.

Ah, mi sono ricordato il salto che non sono riuscito a fare: la capovolta! Avevo chiesto a Giulia di insegnarmela, ma lei mi diceva che per farla avrei dovuto girare e fare il movimento velocemente, ma io non so per quale paura non riesco mai. Almeno, fino ad oggi non ci sono mai riuscito. Questo resta per il momento un desiderio, ma sono sicuro che un giorno ci riuscirò, perché quando mi metto in testa qualcosa poi la provo a fare.

Insegnamenti

Ho imparato un sacco di cose. A stare tra la gente, non che non lo sapessi prima, ho imparato ad essere aperto, a non rimanere sempre chiuso, ad entrare di più in relazione con le altre persone e questo… attraverso la danza. Come prima cosa c’era la danza, poi con il tempo si sono aggiunte anche le parole. Ho imparato ad aprirmi con le persone, anche quelle che non conosco da tanto, ma stando lì capisci che gli altri ti ascoltano e ti capiscono. Quando non ero ancora entrato in galera, non avevo nessun tipo di relazione del genere e in più, quando sono entrato a Verziano pensavo che questo si potesse fare solo con la psicologa. Quando ho incontrato il gruppo ho capito che puoi parlare con tutti e magari trovi una, due o più persone che ti ascoltano e ti capiscono.

Avere fiducia delle altre persone e di come possono comprenderti, magari all’inizio non ti fidi, ma se non parli, se non c’è conversazione non puoi mai capire veramente se l’altro ti comprende o è solo tutto dentro la mente. Alla fine se non parli non avrai la risposta alle domande che hai nella testa.

Mi è venuto in mente un ricordo, quando facevamo quel movimento con gli occhi chiusi e l’altra persona ti portava ad esplorare lo spazio; quello è stato per me un modo per imparare a fidarmi dell’altro, in quelle cose mi lasciavo andare. Mi ricordo anche di quella volta, forse il secondo anno; non avevamo fatto solo la camminata, ma portavamo per la palestra l’altra persona, di corsa con gli occhi chiusi e in quello mi sentivo benissimo. Mi lasciavo fidare. Ricordo che alcune persone si affidavano a me ed altre no, mi facevano sentire attraverso il movimento una cosa tipo: “dove corri?”… sai che io corro.

Quando mi sono sentito a mio agio è quando succedeva nel gruppo che, avvicinandosi allo spettacolo, Giulia ci mettesse più restrizioni, giustamente, ma non tutti capivano il senso di quei limiti. Io si, anche se è capitato anche a me di distrarmi delle volte. Nell’anno in cui non c’era molta armonia nel gruppo, era successo a pochi giorni dallo spettacolo, che Giulia più volte richiamasse la nostra attenzione, perché c’erano persone che chiacchieravano, e io mi sono sentito di aiutarla anche se gli altri non capivano perché lo facessi.  Questo un po’ mi dava fastidio, ma lì ho imparato una cosa importante: quando qualcuno ti insegna qualcosa e nel farlo ci mette tutta la sua passione e tutto quello che ha a disposizione, bisogna portarle rispetto. Non siamo bambini e poi ci trovavamo lì per fare danza e lei ci aveva lasciato sempre tanto tempo per chiacchierare e fare quello che volevamo, per cui era il minimo stare attenti e andare tutti nella direzione in cui avevamo scelto di andare.

Sai, gli altri pensavano che io mi sentissi come il capo, ma io non mi sentivo così; volevo stare come per dire nel giusto. Se lei ci diceva: “Adesso facciamo danza e stiamo attenti”, era perché voleva che noi imparassimo le cose per poter utilizzare la danza come mezzo per entrare in relazione, e poi perché anche quando impari a fare un gesto, e certe volte non riesci perché è difficile e rischi di dimenticarlo, hai bisogno di rimanere attento.

Gratitudine

Grazie. Mi avete fatto uscire tutte queste cose che non ricordavo. Sono sorpreso di come nella conversazione escono fatti che pensi di non avere più nella testa ed è come se fossero nuovi. Sono tornati fuori tanti ricordi che pensavo di avere dimenticato; invece la memoria si rinnova.

*Per ragioni di privacy il nome Ander è di fantasia

 

Anno 2020 | Progetto Verziano 10^ edizione
Raccoglitrice di storie: Valentina Fanelli

Circolo di scrittura e cultura autobiografica di Brescia
LUA Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari

La rubrica Sguardi attraverso è creata nell’ambito del Progetto Verziano 11^ edizione, realizzato da Compagnia Lyria e Ministero di Giustizia Casa di Reclusione Verziano Brescia, grazie al contributo di Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Fondazione Comunità Bresciana, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte di Brescia e in collaborazione con LABA Libera Accademia Belle Arti, LUA Libera Università Anghiari-Circolo di Brescia, Palazzo Caprioli, APS Libertà@Progresso e Istituto Lunardi. Gode del patrocinio di Fondazione ASM, AIIMF Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais e Consigliera di Parità della Provincia di Brescia.


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