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Autore: Compagnia Lyria

VII Convegno Nazionale AIIMF

Dal 13 al 15 ottobre a Brescia si tiene il VII Convegno Nazionale AIIMF-Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais, inserito nel palinsesto di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023.

Compagnia Lyria, oltre ad essere partner di progetto, presenta una relazione sull’esperienza di insegnamento di Metodo Feldenkrais®, danza contemporanea e scrittura creativa presso gli Istituti Penitenziari di Brescia.

Quando: venerdì 13 ottobre ore 18.30-20.00
Dove: Auditorium Museo Santa Giulia, via Piamarta 4 a Brescia
Ingresso libero

Movimento e trasformazione
Metodo Feldenkrais® e danza contemporanea
per persone in stato di detenzione

Relatori:
Giulia Gussago, direttrice artistica di Compagnia Lyria e del Progetto Verziano, socia AIIMF
Francesca Paola Lucrezi, direttrice degli Istituti Penitenziari di Brescia
Roberto Cammarata, consigliere del Comune di Brescia
Lorenza Leita, rappresentante Filiale AIIMF Lombardia

Nel corso della relazione viene proiettato in anteprima il video Essere Fuori di Davide Andreoli (produzioni MultiLumix), che raccoglie i momenti salienti della manifestazione StraOrdinarie Visioni#dodici anni di carcere.


Il Convegno propone un ricco programma con eventi aperti gratuitamente alla cittadinanza, tra cui la Lectio Magistralis “Il meccanismo mirror nell’uomo”, condotta da tre neuroscienziati del team del CNR di Parma guidato dal Prof. Giacomo Rizzolatti, che ha scoperto l’esistenza dei neuroni specchio.

Da non perdere, per gli appassionati d’arte, l’appuntamento con Mara Della Pergola, unica allieva italiana vivente di Moshe Feldenkrais, fondatrice e past president dell’AIIMF, sabato 14 ottobre alle 11.30, che proporrà una visita guidata esperienziale alla Pinacoteca Tosio Martinengo dal titolo “Lo sguardo in Movimento: Arte, trasformazione e Metodo Feldenkrais”. Un’esperienza che cambia il nostro modo di vedere l’arte e di goderne. Ingresso gratuito per i cittadini di Brescia e Bergamo.

Vi sono inoltre numerosi Seminari pratici e Relazioni teoriche alle quali è possibile iscriversi.

Programma completo del Convegno, quote e modalità di iscrizione

Prima di procedere all’iscrizione inviare una mail con richiesta dei posti disponibili, indicando il Seminario o la Relazione a cui si desidera partecipare, a: segreteria@feldenkrais.it

Atelier di danza contemporanea

Lezione prova gratuita e presentazione del corso annuale

Quando: lunedì 16.09.2024 ore 20.30 – 21.45
Dove: Vialù (sede dell’Associazione In Cerca d’Autore), via Luzzago 4/C a Brescia
Rivolto a giovani e adulti interessati allo studio del movimento. Per partecipare non è richiesta nessuna particolare competenza. Unici requisiti necessari: curiosità e desiderio di sperimentare
Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it
Partecipazione libera con prenotazione obbligatoria

Nei nostri incontri l’attenzione è posta inizialmente sulla consapevolezza del proprio movimento, attraverso lo studio dei princìpi della danza contemporanea e l’ascolto di sè, per poi evolvere nella relazione con l’ambiente, il tempo, lo spazio e con l’altro, grazie alla pratica della composizione istantanea e delle tecniche di contact improvisation.
Il piacere di percepirsi in movimento è il fil rouge del nostro percorso, che si andrà delineando grazie anche all’interazione con il gruppo di studio.

Le esplorazioni proposte sono accessibili a tutti e non hanno controindicazioni, poichè rispettano la persona e si adattano alle peculiarità, ai limiti, al ritmo e alle potenzialità di ognuno.
Coltiviamo un corpo sensibile, animato da un’intelligenza intuitiva. Un corpo in cui i piani mentale, emotivo e fisico sono tutt’uno e, influenzandosi reciprocamente, operano in perfetta sincronia. In questo costante dialogo fulmineo si manifesta il potenziale creativo, che ad ognuno appartiene, senza alcuna esclusione.
Per partecipare a questo Atelier non sono necessarie particolari competenze o esperienze pregresse. Essere apprendisti è l’unica condizione per lo stupore.
L’Atelier è particolarmente consigliato a performer in formazione, anche di altri linguaggi artistici, desiderosi di approfondire lo studio del movimento, della presenza scenica e della libertà espressiva.
E’ inoltre l’ambito in cui si costituisce il gruppo di liberi cittadini che partecipano al progetto che Compagnia Lyria realizza dal 2011 presso il carcere di Verziano.

Per me, il corpo dice ciò che le parole non riescono a comunicare
Martha Graham

Corso annuale Atelier di danza contemporanea

Quando: tutti i lunedì ore 20.15– 21.30 dal 23.09.2024 al 26.05.2025
Dove: Vialù, via Luzzago 4/C a Brescia
Condotto da Giulia Gussago, danzatrice, coreografa, direttrice artistica di Compagnia Lyria e insegnante di Metodo Feldenkrais®
Rivolto a giovani e adulti interessati allo studio del movimento. Per partecipare non è richiesta nessuna particolare competenza. Unici requisiti necessari: curiosità e desiderio di sperimentare

Posti limitati, massimo 25 partecipanti
Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

La nostra pratica è abitata da un’attitudine giocosa, in uno stato di sospensione del giudizio, condizione necessaria per l’apprendimento, per nutrire la danza e generare un nuovo modo di percepire ed esprimere se stessi, per comunicare attraverso il dialogo silenzioso del gesto e godere dell’imprevisto, che è l’altro.

Queste esperienze riverberano inoltre nella nostra quotidianità, nel nostro modo di interagire col mondo e con gli altri, in un continuo scambio tra vita ordinaria e atto creativo. Un patrimonio che alimenta l’immaginazione.

L’Atelier è un laboratorio di ricerca, luogo di visioni e di alchimie, uno spazio per condividere momenti di scoperta di sè e di incontro con l’altro attraverso il gioco del movimento e delle sue infinite possibilità e variazioni.
Un’occasione per accedere alla poesia del corpo in azione.

L’Atelier è preceduto da lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento® di Metodo Feldenkrais®, attività sempre più diffusa e consigliata come pratica integrativa e preparatoria per artisti e sportivi.

Quote di partecipazione e modalità di iscrizione

Quote di iscrizione Atelier di danza contemporanea:
€ 10 quota associativa Compagnia Lyria/ACSI (anno accademico 2024-2025)
€ 20 singola lezione
€ 120 iscrizione bimestrale (per un totale di 8 lezioni)

Quote agevolate per iscrizione anche al corso di Metodo Feldenkrais®| in presenza, che si svolge tutti i lunedì prima dell’Atelier

Quote di iscrizione Atelier di danza contemporanea + Metodo Feldenkrais®:
€ 10 quota associativa Compagnia Lyria/ACSI (anno accademico 2024-2025)
€ 25 singola lezione
€ 150 iscrizione bimestrale (per un totale di 16 lezioni)

Modalità d’iscrizione:
1- scrivi una mail a social@compagnialyria.it oppure telefona o scrivi un WhatsApp al 391 7424229 per ricevere conferma della disponibilità di posti

2- effettua un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Compagnia Lyria:
IBAN: IT32X0538711270000042701523
BPER BANCA – Filiale di Brescia Via Trento 25
Causale: nome cognome – € 10 quota associativa + € 120 Atelier di danza (oppure € 150 Atelier di danza + Metodo Feldenkrais)
N.B.: per favore scrivi con precisione la causale sopra indicata

3 – l’iscrizione è completata SOLO dopo aver inoltrato la ricevuta del bonifico a social@compagnialyria.it oppure, tramite WhatsApp, al 391 7424229

Ai nuovi tesserati è richiesto di inviare contestualmente i dati necessari alla predisposizione del Modulo per la richiesta di ammissione a Compagnia Lyria ASD-APS (Statuto Associazione):
– nome e cognome
– luogo e data di nascita
– codice fiscale
– indirizzo di residenza
– numero di telefono
– e mail

4 – riceverai una mail di conferma entro 2 giorni (in caso contrario, per favore, contattaci)

Si ricorda la necessità di produrre un certificato medico con ECG per la pratica sportiva dilettantistica ai fini assicurativi

Per aggiornamenti sulle nostre attività visita la pagina www.facebook.com/compagnia.lyria/

 

 

 

 

Metodo Feldenkrais® | In presenza

Lezioni collettive settimanali di Consapevolezza Attraverso il Movimento®

Lezione prova gratuita e presentazione del corso annuale

Quando: lunedì 15.09.2025 ore 19.00 – 20.15

Dove: Vialù, via Luzzago 4/C a Brescia
Partecipazione libera con prenotazione obbligatoria

Posti limitati, massimo 22 partecipanti

Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

Corso annuale

Quando: tutti i lunedì ore 19.00 – 20.00 dal 22.09.2025 al 20.05.2026. L’ultima lezione si tiene sabato 23.05.2026 in orario pomeridiano
Dove: Vialù, via Luzzago 4/C a Brescia
Rivolto a giovani e adulti
Insegnante: Giulia Gussago, socia AIIMF (Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais)

Posti limitati, massimo 22 partecipanti
Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

Le lezioni non godute possono essere recuperate durante il bimestre nel corso Metodo Feldenkrais | On line

Quote di iscrizione Metodo Feldenkrais in presenza e on line:
€ 10 quota associativa Compagnia Lyria/ACSI (anno accademico 2025-2026)
€ 15 singola lezione
€ 90 iscrizione bimestrale (per un totale di 8 lezioni)

Quote agevolate per iscrizione anche all’Atelier di danza contemporanea, che si svolge tutti i lunedì dopo la lezione di Metodo Feldenkrais

Modalità d’iscrizione:
1- scrivi una mail a social@compagnialyria.it oppure telefona o scrivi un WhatsApp al 391 7424229 per ricevere conferma della disponibilità di posti

2- effettua un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Compagnia Lyria:
IBAN: IT32X0538711270000042701523
BPER BANCA – Filiale di Brescia Via Trento 25
Causale: nome cognome – € 10 quota associativa + € 90 Metodo Feldenkrais in presenza
N.B.: per favore scrivi con precisione la causale sopra indicata

3 – l’iscrizione è completata SOLO dopo aver inoltrato la ricevuta del bonifico a social@compagnialyria.it oppure, tramite WhatsApp, al 391 7424229

4 – se sei un nuovo socio invia anche i dati necessari alla predisposizione del Modulo per la richiesta di ammissione a Compagnia Lyria ASD-APS (Statuto Associazione):

– nome e cognome
– luogo e data di nascita
– codice fiscale
– indirizzo di residenza
– numero di telefono
– e mail

 

Si ricorda la necessità di produrre un certificato medico con ECG ai fini assicurativi

Per aggiornamenti visita la pagina Facebook Metodo Feldenkrais Brescia – Giulia Gussago

Metodo Feldenkrais® | On line

Lezioni collettive settimanali di Consapevolezza Attraverso il Movimento®

Lezione prova gratuita e presentazione del corso annuale

Quando: mercoledì 17.09.2025 ore 19.00 – 20.15
Partecipazione libera con prenotazione obbligatoria

Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

Corso annuale

Quando: tutti i mercoledì ore 19.00 – 20.00 dal 24.09.2025 al 20.05.2026
Dove: on line su piattaforma Zoom, da computer o da cellulare
Rivolto a giovani e adulti
Insegnante: Giulia Gussago, socia AIIMF (Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais)
Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

Le lezioni non godute possono essere recuperate durante il bimestre nel corso Metodo Feldenkrais® | In presenza

Quote di iscrizione Metodo Feldenkrais®:
€ 10 quota associativa Compagnia Lyria/ACSI (anno accademico 2025-2026)
€ 15 singola lezione
€ 90 iscrizione bimestrale (per un totale di 8 lezioni)

Modalità d’iscrizione:
1- scrivi una mail a social@compagnialyria.it oppure telefona o scrivi un WhatsApp al 391 7424229 per ricevere conferma della disponibilità di posti

2- effettua un bonifico bancario sul conto corrente intestato a Compagnia Lyria:
IBAN: IT32X0538711270000042701523
BPER BANCA – Filiale di Brescia Via Trento 25
Causale: nome cognome – € 10 quota associativa + € 90 Metodo Feldenkrais on line
N.B.: per favore scrivi con precisione la causale sopra indicata

3 – l’iscrizione è completata SOLO dopo aver inoltrato la ricevuta del bonifico a social@compagnialyria.it oppure, tramite WhatsApp, al 391 7424229

4 – Se sei un nuovo socio invia anche i dati necessari alla predisposizione del Modulo per la richiesta di ammissione a Compagnia Lyria ASD-APS (Statuto Associazione):

– nome e cognome
– luogo e data di nascita
– codice fiscale
– indirizzo di residenza
– numero di telefono
– e mail

4 – riceverai una mail di conferma entro 2 giorni (in caso contrario, per favore, contattaci)

Si ricorda la necessità di produrre un certificato medico con ECG ai fini assicurativi

Per aggiornamenti visita la pagina Facebook Metodo Feldenkrais Brescia – Giulia Gussago


Il decalogo delle CAM® On line

1 – Le lezioni si svolgono principalmente a terra. Vi sarà utile un tappetino da palestra da disporre sul pavimento e su cui sdraiarvi;

2 – se il pavimento è freddo vi suggerisco di disporre un tappeto o una coperta ampia sotto il tappetino, in modo da appoggiare le mani confortevolmente a terra durante le pause, ovvero cercate di creare le migliori condizioni per la vostra comodità e, quindi, per l’apprendimento;

3 – tenete a disposizione due coperte: una da usare, se servisse, come sostegno sotto la testa o altre
parti del corpo, e una, in caso, per coprirvi;

4 – nella stanza che avete scelto per il nostro incontro assicuratevi che vi sia un’adeguata
temperatura. Spesso durante le CAM® si abbassa la temperatura corporea;

5 – accertatevi che vi sia luce sufficiente perchè possa vedervi. Mi sarà utile per guidarvi nelle esplorazioni di movimento;

6 – orientate il pc o il telefono in modo che io possa vedervi a figura intera, se possibile un poco dall’alto, per esempio piazzandolo su un mobile o una sedia. Se è troppo complicato lasciate perdere, troveremo insieme una soluzione che sia facile per voi. Impariamo per approssimazioni;

7 – chi usa il telefono lo disponga in orizzontale;

8 – la connessione viene aperta 10 minuti prima dell’inizio della lezione. Vi prego di organizzarvi per iniziare puntualmente la CAM®. Uno degli elementi che Moshè Feldenkrais individua come costitutivo del movimento è il ‘timing’;

9 – una volta che ci saremo connessi e salutati vi chiederò di togliere il vostro audio, cliccando
sull’icona del microfono che trovate in basso sulla schermata, in modo che eventuali rumori
provenienti dalla vostra casa (telefoni, familiari, animali) non siano udibili dagli altri partecipanti;

10 – suggerisco di predisporre un quaderno su cui annotare qualche appunto alla fine della lezione, riflessioni, sensazioni o movimenti che potrete ripetere nei giorni successivi.
La ripetizione anche solo di alcuni movimenti della CAM®, i più piacevoli, stabilizza gli effetti della lezione.

Non resta che provare!

Metodo Feldenkrais® | FeldenSmart!

Lezioni collettive settimanali di Consapevolezza Attraverso il Movimento® condotte ON LINE da Giulia Gussago.

Quando: tutti i mercoledì ore 19.30 – 20.30 a partire dal 12 ottobre 2022

Dove: comodamente da casa
Come: on line su piattaforma Zoom, da computer o da cellulare
Rivolto a giovani e adulti

Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it

Insegnante: Giulia Gussago, socia AIIMF (Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais)

Quote di iscrizione:
€ 10 quota associativa Compagnia Lyria/ACSI (anno accademico 2022-2023)
€ 15 singola lezione
€ 90 iscrizione bimestrale (per un totale di 8 lezioni)

Modalità d’iscrizione:
1- tramite bonifico bancario su conto corrente intestato a Compagnia Lyria:
IBAN: IT29L0538711215000042701523
BPER BANCA
Causale: nome cognome – € 10 quota associativa (Compagnia Lyria/ACSI  2022-2023) + Metodo Feldenkrais € 90

N.B.: per favore scrivere con precisione la causale sopra indicata

2 – inviare via mail ricevuta del bonifico effettuato a social@compagnialyria.it oppure tramite whatsapp al 391 7424229

3- per i nuovi soci: scrivere una mail con i seguenti dati, necessari per la compilazione del modulo di ammissione a socio:
– nome e cognome
– luogo e data di nascita
– codice fiscale
– indirizzo di residenza
– numero di telefono

Per aggiornamenti visita la pagina Facebook: Metodo Feldenkrais Brescia – Giulia Gussago


Alcuni allievi dicono…

 

Un viaggio alla scoperta di aspetti nuovi di quanto diamo di più scontato: il nostro corpo.
Arturo, 52 anni, imprenditore

Un ottimo e semplice modo per imparare ad ascoltare il proprio corpo e rispondere adeguatamente alle richieste che fa.
Lucia, 23 anni, studentessa universitaria di filosofia

Due esclamazioni:
Quanto non conoscevo il mio corpo!!!
Quanto, ogni volta, è sorprendente imparare a prenderne possesso centimetro dopo centimetro!!!
Lucia, 58 anni, pensionata ex-impiegata

La bellezza di stare in una sfumatura, di abitare un movimento, piccolo, con calma, con dolcezza…
la meraviglia della ripetizione, dell’ascoltare tutto quello che risuona nel corpo, grazie anche solo a un gesto apparentemente da nulla…
Francesco, 41 anni, impiegato

Il Metodo Feldenkrais è una scossa d’energia, ma in totale relax, che risveglia un’attenzione sottile verso le potenzialità del movimento fisico e interiore con l’acquisizione di una consapevolezza nuova di sè.
Ippolita, 57 anni, insegnante di danza classica

Acquisire la consapevolezza del proprio corpo e delle relazioni tra le varie parti del medesimo, nel movimento, è un aiuto prezioso per il fisico, la mente e anche per lo spirito. Raccomando il metodo Feldenkrais a chiunque, dai più piccoli agli anziani.
Gabriella, 47 anni, casalinga

IF – Integrazione Funzionale®

Durante la lezione individuale di Integrazione Funzionale® l’insegnante, attraverso un tocco delicato e rispettoso, aiuta l’allievo a percepire il suo modo abituale di muoversi e a riconoscerne i limiti, per poi guidarlo nell’esplorazione di nuove possibilità di azione, meglio organizzate e quindi più efficienti.

Non è un trattamento, nè un massaggio, ma un vero e proprio processo di apprendimento, che induce sensazioni di benessere, fluidità, leggerezza e armonia.
Le IF® si svolgono sul lettino Feldenkrais, principalmente in posizione supina, prona o sul fianco, ma possono comprendere esplorazioni da seduti o in piedi.

Ogni lezione è unica, come unico è ognuno di noi, e si sviluppa in base ai bisogni della singola persona. È un dialogo silenzioso tra allievo e insegnante.

La lezione della durata di circa un’ora si tiene su appuntamento

Info e prenotazioni: 391 7424229 – social@compagnialyria.it
Insegnante: Giulia Gussago, socia AIIMF (Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais)

CAM – Consapevolezza Attraverso il Movimento®

Durante le lezioni collettive di CAM® vengono proposte sequenze di movimento che evolvono gradualmente in complessità ed escursione, sempre rimanendo nell’ambito di un’attività confortevole e non faticosa.

L’insegnante conduce gli allievi dando esclusivamente indicazioni verbali e non si propone come modello da imitare, in modo da consentire ad ognuno di effettuare la propria esplorazione con curiosità e creatività, rispettando le condizioni, il ritmo e le possibilità individuali.

Ogni CAM® ha un tema funzionale ed è costruita per migliorare una specifica azione, come camminare, alzarsi, sedersi, respirare, voltarsi, chinarsi, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza delle possibili variazioni di movimento, ottimizzarlo, migliorarne la coordinazione e la qualità, con esiti molto positivi nell’esecuzione dei gesti quotidiani.

Permette inoltre di affinare performance più complesse, tra cui danzare, suonare, cantare e praticare sport, ambiti in cui l’applicazione del metodo è sempre più diffusa come pratica integrativa.

Il senso di maggior benessere, rilassamento, armonia, leggerezza, flessibilità e di riduzione di un eventuale dolore o tensione, sensazioni normalmente avvertite dopo le lezioni, sono il risultato del miglioramento dell’organizzazione personale.

I movimenti proposti spesso ripercorrono lo sviluppo motorio del bambino, in posizione supina, prona, seduta, a quattro zampe e in piedi.
Questo processo di apprendimento e di educazione avviene attraverso movimenti semplici ma inusuali, piacevoli e gentili.

Per partecipare a una lezione prova contattaci al 391 7424229 oppure social@compagnialyria.it



Metodo Feldenkrais®

Il Metodo Feldenkrais® stimola l’innata capacità umana di apprendere senza limiti e di migliorare le proprie funzioni, grazie alla riorganizzazione del sistema scheletrico e neuro-muscolare.
Favorisce la riscoperta del nostro potenziale e ci conduce ad agire in modo ottimale, con un senso di agilità, leggerezza e armonia.
Non ha controindicazioni, perché rispetta la persona e si adatta alle peculiarità, ai limiti e alle potenzialità di ognuno.
L’apprendimento si basa sulla consapevolezza delle proprie abitudini, dei condizionamenti, delle proprie tensioni e limitazioni nel movimento.
Offre la possibilità di abbandonare automatismi e cattive abitudini per poter scegliere nuove modalità e sentirsi comodi nelle azioni quotidiane.
Permette inoltre di affinare performance più complesse, in ambito artistico e sportivo.

Lo scopo del metodo è un corpo organizzato
che si muove con il minimo sforzo e la massima efficienza
Moshe Feldenkrais



Grazie al Metodo migliorano:
postura e respirazione
flessibilità e coordinazione
agilità, energia e vitalità
equilibrio, stabilità e orientamento nello spazio
qualità del riposo e del sonno
prestazioni artistiche e sportive
precisione ed eleganza nel gesto
piacere e libertà di movimento
organizzazione motoria in chi ha problemi ortopedici e neurologici
benessere emotivo e psicologico
processi di riabilitazione dopo incidenti e operazioni
capacità di apprendimento

si riducono:
scomodità e dolori
stress e tensioni
inutili sforzi nei movimenti quotidiani

Il Metodo Feldenkrais® viene insegnato da insegnanti certificati. E’ proposto attraverso lezioni collettive, dette CAM (Consapevolezza Attraverso il Movimento® ) e lezioni individuali, dette IF (Integrazione Funzionale®).

Per qualsiasi informazione:
tel. 391 7424229 oppure social@compagnialyria.it


Bibliografia consigliata

Le guarigioni del cervello  Norman Doidge – Ed. Ponte alle Grazie
Benessere completo con il Metodo Feldenkrais  D. w K. Zemach-Bersin, M. Reese – Ed. Red
Il caso di Nora  Moshe Feldenkrais – Ed. Astrolabio
La saggezza del corpo Moshe Feldenkrais – Ed. Astrolabio
Conoscersi attraverso il movimento  Moshe Feldenkrais – Ed. Celuc
Il corpo e il comportamento maturo  Moshe Feldenkrais – Ed. Astrolabio
L’io potente  Moshe Feldenkrais – Ed. Astrolabio
Le basi del metodo  Moshe Feldenkrais – Ed. Astrolabio
Lezioni di Metodo Feldenkrais, per un’ecologia del movimento  Marta Melucci – Ed. Xenia

Sguardi Attraverso | Testimonianza di una libera cittadina

Siamo tutti dentro

Ho conosciuto il Progetto Verziano di Compagnia Lyria per caso, ma, forse, nulla accade per caso. Era l’anno 2015, mi ero da poco laureata alla triennale, a settembre, in Psicologia.
Un giorno mi sono messa a sfogliare il giornale: il mio sguardo è stato catturato da un trafiletto che parlava di questa esperienza, che era già nelle edizioni avanzate, in cui si proponeva alla cittadinanza di entrare in carcere per il “Progetto Verziano” di danza contemporanea.
A quel tempo non conoscevo Giulia Gussago. Cercai di approfondire la conoscenza dell’iniziativa e di chi la proponeva, perché mi è sembrata da subito una bella occasione.
Sentivo che mi avrebbe coinvolta sia per l’amore per la danza, che è un’arte che mi ha sempre accompagnato, sia per l’interesse per il carcere, ambiente che avevo iniziato a conoscere perché avevo affrontato problematiche legate alla giustizia, proprio negli ultimi due anni della triennale all’Università.
Entrare a far parte del Progetto mi risuonava come un’opportunità per mettermi in gioco: sia per il tipo di proposta, sia per il luogo in cui si attuava, sia per i valori di fondo che io condividevo e condivido fortemente.
L’incontro tra il “dentro” e il “fuori” mi corrispondeva; andava a cogliere il nucleo di quella che era la mia idea dei rapporti tra società civile e reclusione. Ecco perché ho seguito anche negli anni successivi alla mia partecipazione diretta le iniziative di Compagnia Lyria a Verziano.
La danza, il gesto e il movimento come modalità di relazione, brillava ai miei occhi come una preziosa possibilità, a me che venivo dallo studio della psicologia dove l’incontro passa attraverso la parola.

Il primo ingresso nell’edificio del carcere non è molto vivido nei miei ricordi, ma questo deriva dal fatto che non era proprio la mia prima volta a Verziano: avevo già varcato quella soglia grazie ai progetti che facevamo con l’università.
E’ un carcere che si è sempre contraddistinto per la sua grande apertura, sotto tanti punti di vista.
La sensazione che prevaleva in me quel giorno era la familiarità.
Il senso di familiarità veniva dall’accoglienza che ho ricevuto e alle persone che ho incontrato; si avvertiva tra di loro, che erano già habituè di questo percorso, che ci aspettavano, che il nostro ingresso aveva il sapore del riunirsi, con Giulia e con le altre persone del Progetto.
Mi aveva molto colpito questa attesa.
Prevaleva una sensazione molto positiva, cioè sentivo di entrare in una storia che era già anche consolidata; mi pervadeva la sensazione di essere entrata a far parte di una grande famiglia.
Vivevo in me anche un certo timore, che derivava da un forte senso di responsabilità.
Quando si entra in carcere da fuori, si entra come se stessi, ma anche in rappresentanza di qualcosa di più ampio: sono Erica, ma nello stesso tempo porto con me la rappresentazione di ciò che sono le persone che vivono fuori. Attraverso me chi è “dentro” legge il mondo di “fuori” e la consapevolezza di questo fatto mi spingeva ad assumerne tutta la responsabilità nel mio agire al meglio delle mie possibilità.
Quando parlo di questo progetto ad altri e spiego che a Verziano, che è un carcere, uomini e donne possono sperimentare la danza Contact, quindi avere dei contatti danzando, metto in discussione una serie di tabù.
Per chi sostiene che in carcere questo tipo di attività “non si può fare” io sono una testimone che sì, “si può fare” e attraverso l’esperienza vissuta da me le persone fuori hanno l’opportunità di rivedere i loro pre-giudizi, le idee che si sono fatte sul “dentro”.
Il fatto che si rompe la “bolla prossemica” e che si entra in un contatto fisico che supera ogni distanza di sicurezza, certo pone il problema dei limiti ed era importante tenerli in considerazione.

Essere entrata altre volte in Verziano, e con una certa frequenza, smorzava l’effetto raggelante di chiusura che danno i catenacci, i cancelli, i controlli.
Il protocollo per entrare poi, rendeva evidente il contesto nel quale ci stavamo per immergere; non si poteva ignorare il fatto che era un carcere, che c’erano limiti e confini da non superare, obblighi e divieti da rispettare in modo ferreo.
Il cellulare, poi! Quante volte si controllava e si ricontrollava se si era lasciato in auto, oppure no!

La danza, così come veniva proposta da Giulia, inizialmente apriva in me molte domande.
Avevo intuito che qui si trattava di mettersi proprio in gioco: il suo modo di proporre la danza è una educazione al sentire, il movimento è conseguenza di quanto tu riesci a stare in contatto con te, con ciò che ti accade intorno e con gli altri. Questo è ciò che viene generato dal contatto e quindi è il movimento stesso che “unisce”.

Si smontava immediatamente l’idea che solo alcuni potessero danzare: il gesto è una cosa di tutti. Tutti in qualche modo un po’ danziamo e averne consapevolezza è una cosa importante.
Per la prima volta, sono stata al Teatro Sociale dall’altra parte (c’ero stata, ma dalla parte del pubblico) e sono felice che questa occasione si sia presentata con quel gruppo, con quelle persone. Una così bella esperienza, una bella esperienza umana proprio, va messa in risalto e presentata alla cittadinanza.

Ho praticato la danza per anni, sempre in una dimensione di gruppo e sempre con le stesse persone, e pensavo che il livello di complicità che si raggiunge viene dal fatto che si lavora per tanto tempo insieme.
E’ stata grande la mia sorpresa nello scoprire che nel corso del Progetto, nei momenti dell’improvvisazione, quindi nel caos, si intrecciavano momenti di intesa e di complicità incredibili ai miei occhi.
La danza proposta da Giulia, anche se concentrata nel poco tempo a disposizione, un pomeriggio o due alla settimana, ti porta ad andare in profondità molto velocemente e ti chiede di essere molto ricettivo.
E’ una danza che unisce.

Ricordando l’anno in cui ho partecipato, posso dire che esso si caratterizzava per il fatto che venivamo da mondi diversi: insieme a me c’erano anche persone che venivano da scuole di danza, (Barbara, per esempio, che adesso aiuterà a Giulia e Valentina nel portare avanti il progetto), così come c’erano altri che la affrontavano per la prima volta.
Questa differenza non ha mai messo dei muri tra di noi. Tutti possiamo danzare, se stiamo in ascolto e ci muoviamo secondo il nostro sentire. Questa è la grande forza di questa proposta.
Ho partecipato per due anni. Il primo quello nel 2015/2016 e poi ho partecipato all’edizione del 2018/2019.

Quando ho iniziato non sapevo bene cosa aspettarmi, temevo di trovarmi in difficoltà. Tutta la formazione che avevo ricevuto fino ad allora era improntata alla trasmissione di una tecnica, secondo canoni precisi, qui invece ero chiamata a confrontarmi con una nuova impostazione dove l’improvvisazione era un elemento cardine.
Certo ho incontrato delle difficoltà, però meno del previsto, perché mi sono sempre sentita molto guidata, sia da Giulia sia dal gruppo, dal clima che si era creato nel gruppo.
L’altro timore che avevo, ed è un timore che proprio mi contraddistingue anche come persona, è legato alla questione dei “limiti”.

Pensando al carcere come luogo dove il contatto umano è davvero necessario e allo stesso tempo è un grande assente, sentivo di volermi mettere in gioco tanto e capivo che sarebbe emersa forte l’esigenza di ricercare un contatto umano che andasse al di là anche della proposta di danza.
Un episodio che ricordo: nell’anno in cui ho partecipato, noi entravamo nel carcere, ma, in un paio di occasioni o forse qualcosa di più, qualcuno dei detenuti, che aveva i requisiti per farlo, poteva uscire per partecipare al Progetto fuori, nella palestra dove c’era Compagnia Lyria ai tempi e mi è capitato di doverli riaccompagnare in carcere alla fine dell’incontro. Vivevo con piacere quei momenti, ero contenta di rendermi utile e disponibile, erano dei momenti proprio liberi, di incontro sul piano umano, ma erano anche quelli che poi sollecitavano in me domande e questioni su che tipo di risposte dare.

Essere una ragazza, giovane, femmina,(e proprio qui il genere lo sottolineo), è una parte della relazione che porta con sé delle attenzioni, è un po’ come se ci fosse anche un pezzettino in più da gestire.
La mia gentilezza, perché io sono una persona gentile, va anch’essa gestita.
Ho imparato, grazie al percorso compiuto quell’anno, a non dare troppo per scontato il modo di pormi in certi contesti, a vivere la mia presenza, le mie caratteristiche anche fisiche, con meno leggerezza, soprattutto nei momenti un po’ destrutturati, non perché dovevo tirare freni, ma per una forma di rispetto per loro, perché una parola detta, oppure un cenno, lo posso fare con una certa tranquillità in alcuni contesti, ma all’interno di altri assumono un altro peso, un altro spessore.

Un’altra aspettativa, magari più banale, riguarda il mondo di fuori.
Nel trafiletto del giornale c’era scritto che il Progetto sarebbe stato articolato su tre versanti: una parte si sarebbe svolta solo con i detenuti, una parte al Teatro Sociale, e una parte prevedeva che la cittadinanza entrasse in carcere.
Io pensavo dentro di me a quante persone avrei voluto invitare, perché già questo mio interesse per il carcere stava maturando e magari in casa o agli amici spesso ne parlavo. Era l’occasione perfetta per chiedere loro di provare: “Venite, vedete anche voi che cosa può nascere in un carcere, in un luogo che noi teniamo in mezzo ai campi, lontano, come se non vedendolo non esistesse, invece c’è. Esiste e ci può essere anche in un bel modo”.
Nasceva l’aspettativa di fare anche qualcosa più nel concreto rispetto al “rompere veramente i muri”, cioè smontare pregiudizi e barriere culturali.

Era come se mi sentissi un foglio bianco, avevo voglia di un nuovo inizio. Più che un’aspettativa, era proprio un po’ un “motore” che mi spingeva ad esplorare nuove possibilità.
Io sono una persona organizzata, controllante, ma qui si trattava di mettersi in gioco, di scoprire cose nuove, anche di sé.
La tecnica della “ Contact improvvisation” che si basa sul gesto del tocco, è stata una folgorazione. Con Giulia siamo partiti da questo: dal movimento che si genera a partire dall’unione tra persone.
E’ una danza che unisce.

Io penso che l’arte sia un mediatore.
Ho sperimentato che la danza, così come altre attività artistiche, sia proprio una sorta di “ponte”. Non si usa la parola, ma questo non significa che non si entri in profondità.
Nella danza, in questo tipo di danza, ti è chiesto di esserci con il corpo e di dire il tuo nome. Non serve altro.
Chi siamo, le nostre identità, si svelano attraverso il movimento e lavorando spesso a coppie o in gruppi, ognuno di noi sente anche con chi ha più affinità.
Si crea uno spazio di libertà.
Anche le persone detenute sottolineano questo.
Tutti noi abbiamo un nome e un corpo, siamo sullo stesso livello e ci muoviamo entro questo spazio secondo il nostro sentire, seguiamo tutti le stesse indicazioni, ma ognuno secondo il proprio essere.
Vivere uno spazio di libertà dove tutti possiamo essere ciò che siamo è una cosa potentissima; non solo per chi vive in un contesto di privazione della libertà, ma anche per noi.

Certo, chi è detenuto è privato della libertà fisica, ma anche noi fuori viviamo una privazione di libertà. Penso alle nostre routine, alle nostre cose da fare, alle gabbie delle categorie in cui siamo costretti.
Il fatto di essere lì, con i nostri corpi e vivere la stessa esperienza artistica e creativa, anche per me e per le persone che venivano da fuori, ha rappresentato un vissuto di libertà che non ci è concesso in altri spazi.
Sperimenti sulla tua pelle, e con altri, qualcosa di diverso di te. Per chi è dentro significa anche portarsi fuori dalle dinamiche di sezione, per esempio.

Partendo dall’assunto che “tutti lo possono fare”, la danza diventa liberante e aggregante.

Il periodo di chiusura per il Covid mi ha portato a fare questa riflessione sulla bellezza: le cose belle sono belle perché sono comunicative, più delle parole. E noi cerchiamo le cose belle.
Ciò che fa vivere un’emozione profonda, ci fa sentire vivi.
Penso alla danza, penso all’arte che è bellezza, è creare e generare bellezza.

E in un ambiente come è il carcere, per chi è “dentro”, è ancora più importante incontrare l’arte, la bellezza.
E per noi, fuori, pensare di creare con chi è dentro, è bellissimo.
Rivela che è necessario andare in controtendenza su quello che si pensa del carcere. Allora è facile rispondere alla domanda: La danza, perché? Perchè è bella, punto.

La partecipazione al Progetto ha modificato il mio modo di pensare alla danza.
Anche il mio approccio all’insegnamento della danza alle più piccoline è cambiato.
Ora mi sento libera di sperimentare, e so gestire anche proposte di libera improvvisazione.

La legittimazione della libertà del gesto e della libertà di fare quello che si sente in quel momento, è sicuramente una cosa molto forte, e l’ho appresa nel percorso del Progetto Verziano.
Oserei dire che nella libertà si realizzava anche la presa di responsabilità da parte di tutti e di ciascuno. La libertà di cui sto parlando è la “libertà di” essere, non la “libertà da” ogni regola.
Al contrario, i valori del rispetto e della reciproca attenzione e cura vincolavano i comportamenti di tutti e tutti si impegnavano ad attenersi alle regole di comportamento che discendevano da essi.
Tutti hanno compreso che senza questa disciplina non avremmo costruito la nostra stessa libertà, e nemmeno avremmo potuto continuare a danzare bene insieme.

La continuità

Si è rinnovata in me la convinzione relativa a quanta continuità ci fosse tra dentro e fuori il carcere. Percepivo la continuità, come se i muri, fossero solo dei muri fisici.
Sentivo che l’energia che si respirava o si viveva, o ci si passava attraverso il movimento, trapassava i muri e continuava nel nostro essere fuori, non c’era nessun grado di separazione dal punto di vista spirituale.

Questo vissuto ha lasciato in me un segno importante e ha rafforzato un pensiero che sto maturando da tempo: la continuità tra il “dentro” e il “fuori” esprime la totalità del nostro vivere sociale e non possiamo vivere bene “fuori” se non miglioriamo anche il vivere “dentro”.
Questa nuova consapevolezza mi spinge ad approfondire ancora di più lo studio delle azioni concrete che possiamo mettere in atto affinché vengano abbattute quelle barriere sociali, quei pregiudizi e stereotipi che tendono a chiudere e separare dal mondo le persone che hanno sbagliato, come se fossero “altro” rispetto a chi è fuori. Diverse sono le storie di ciascuno, ma la storia di uno potrebbe essere dell’altro.
Mi proietto così in un futuro, anche professionale oltre che personale, che mi vede investire le mie energie e le mie capacità nell’ambito della giustizia e del cambiamento dei suoi strumenti, affinché prevalga un’ottica di inclusione, perché mi è chiaro che solo così potremo vedere un mondo migliore.

La Bellezza

Anche la Bellezza è un segno che il Progetto danza di Compagnia Lyria mi ha lasciato.

Non si trattava del “bello” così come viene esteticamente definito dai comuni canoni. Era qualcosa di più, qualcosa che afferisce al mondo dell’etica, della finalità.
Ho assistito, in compagnia di mia madre, alla restituzione degli ultimi due anni che Compagnia Lyria ha presentato recentemente al Nuovo Eden. A causa del Covid sono stati anni difficili un po’ per tutti, ma il commento che è affiorato alle nostre labbra è stato: “Ci siamo lamentati noi della chiusura, però per qualcuno è stata veramente più dura”. Proprio per questo dato di fatto ho apprezzato ancora di più quanto ha fatto Compagnia Lyria in questo frangente. E’ bello pensare a come siano stati in grado, in questi due anni di pausa, di mantenere un contatto col dentro, a che cosa ha rappresentato tutto ciò.

Provo un po’ di rammarico per non aver partecipato a tutte le edizioni, tuttavia devo dire che anche da spettatrice mi sento coinvolta.
Penso che ciò accada per la grande passione che nutro per la problematica del carcere, oltre che per la danza.
Compagnia Lyria è riuscita a comporre una proposta completa, perché coinvolge tutti, ognuno nella misura in cui vuole darsi, o può.

Ricordo i due momenti finali del Progetto cui ho partecipato. Al Teatro Sociale, il primo, ed è stato bellissimo.
Alla fine dello spettacolo cadevano dall’alto dei vestiti, tutti li indossavamo, ci vestivamo in modo colorato, giocavamo fra di noi. E’ stato molto bello, perché vivevamo il gioco con la sensazione che la platea sparisse dai nostri pensieri. Giocavamo e l’importante era stare bene tra di noi.
La gente guardava e percepiva questo: che c’era un gruppo di persone che stava bene insieme, che si sentiva unito da un senso di appartenenza così forte da vivere il gioco in perfetta armonia e reciproca intesa.
La cosa più bella però è che, da fuori, non si capisce chi è chi, siamo tutti uguali, e la platea, che inizialmente se lo chiede, ma non riesce a distinguere quali siano i detenuti e detenute e quali siano le persone che vengono da fuori, alla fine smette di chiederselo.
Questo è un importante punto di arrivo, perché apre le menti alla consapevolezza che siamo tutti persone e che le differenze tra noi non sempre si vedono e non sempre sono importanti.

Sin dal primo giorno del Progetto si segue questa finalità e lo spettacolo rispecchia l’intero percorso, lo esprime in modo completo di fronte alla cittadinanza. Spesso chi guarda rimane senza parole. Lo sguardo esprime la gioia di avere assistito ad un’opera d’arte “bella”.

Il secondo spettacolo è stato realizzato sul prato di Verziano. Si è creata un’atmosfera di magia quel pomeriggio.
Il pubblico era intorno e noi eravamo dentro una sorta di cerchio invisibile. Eravamo impegnati su di noi, a malapena ricordavamo di avere qualcuno che ci guardava. L’idea che ci guidava era quella di fare le cose bene tra di noi. Si è realizzata un’intesa talmente intensa che ogni movimento era in sintonia con quello degli altri al punto tale che chi guardava pensava fosse tutto frutto di una precisa programmazione.
Era, invece, frutto dell’improvvisazione, ma ciò che siamo riusciti a fare insieme difficilmente riesce laddove manca questo spirito di gruppo e questa armonia del sentire.
Chi è venuto a vedermi ha esplicitamente posto la domanda vedendo quanto ero riuscita a fare sospesa sulla sedia insieme ad un ragazzo del gruppo. Pensava ci fossimo messi d’accordo prima.
Ma io penso che non sarei riuscita a danzare in modo così elevato se non avessi percepito l’energia che ci legava e ci faceva muovere in sintonia. Eppure era da poco tempo che danzavamo insieme, non avevamo alle spalle anni di studio comune, bensì i pochi incontri settimanali che ci erano concessi.
La domanda: “Vi eravate messi d’accordo?” trova una risposta negativa, perché l’improvvisazione si snoda secondo itinerari sempre nuovi e imprevedibili.
Eppure noi ci capivamo.
Poi le cose accadevano e accadevano ogni volta in modo diverso. Si creava una figura coreografica talmente bella, da suscitare l’ammirazione di chi guardava, ma noi stessi non saremmo riusciti a spiegare con le parole come si era costruita.

Il gruppo che aveva condiviso questo modo di stare insieme danzando, si percepiva come unità, e se accadeva che qualcuno non scendesse a lezione per qualche motivo, non si sentiva completo.

La scrittura

Ci siamo soffermati tanto sulla danza, ma c’erano anche momenti di scrittura.
Non era un corso di scrittura, bensì era una scrittura libera, autobiografica, guidata da suggestioni letterarie e non, ma con stimoli che servivano a metterci tutti sullo stesso piano. Quindi il fatto che uno facesse più fatica a scrivere di altri, non era una cosa che pesava.
In coerenza con la proposta della danza, ci venivano proposti strumenti di espressione adatti a farci sentire tutti allo stesso modo, a non far sentire penalizzato nessuno e così tutto dipendeva da quello che ognuno ci voleva mettere. La sospensione del giudizio è la regola di questo tipo di scrittura.

Il tempo

Quando facevamo il laboratorio di danza a Verziano il tempo aveva tutta un’altra accezione, era un tempo diverso. Era scandito solo dal richiamo della guardia che annunciava l’ora di chiusura del laboratorio.
Il tempo, in quello spazio di libertà, era un tempo “sospeso”, come se proprio lì in quell’ambiente di chiusura, si creasse una bolla, dove tu sai che intorno le cose vanno avanti, ma tu ti senti in una dimensione “altra”.

Giulia

Quando ci sono persone, come Giulia, che mettono l’arte “a servizio di…”, avviene una cosa molto rara: nel corso degli anni non c’è stato cedimento, la coerenza con i valori dichiarati non è mai venuta meno e il tempo non ha scalfito la linea di conduzione dei laboratori. I principi guida di questo tipo di danza sono gli stessi, dall’inizio alla fine del percorso: anche a fronte di uno spettacolo da portare davanti al pubblico le correzioni sono note tecniche molto semplici, che non vanno a costringere i gesti o i movimenti dei partecipanti. Sono più richieste di attenzione che altro. E così ha trasmesso anche a noi questo stile di reciproca attenzione e di rispetto.

 

Anno 2021 | Progetto Verziano 11^ edizione
Raccoglitrice di storie: Piera Milini

Circolo di scrittura e cultura autobiografica di Brescia
LUA Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari

La rubrica Sguardi attraverso è creata nell’ambito del Progetto Verziano 11^ edizione, realizzato da Compagnia Lyria e Ministero di Giustizia Casa di Reclusione Verziano Brescia, grazie al contributo di Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Fondazione Comunità Bresciana, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte di Brescia e in collaborazione con LABA Libera Accademia Belle Arti, LUA Libera Università Anghiari-Circolo di Brescia, Palazzo Caprioli, APS Libertà@Progresso e Istituto Lunardi. Gode del patrocinio di Fondazione ASM, AIIMF Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais e Consigliera di Parità della Provincia di Brescia.